StePius - poesie e interpretazioni a soggetto

Questi testi sono scritti da me. Sono libere interpretazioni, scritture filosofiche, narrazioni e poesie. Piccole pillole di vita a volte inutili, come la vita stessa, a volte belle, come il sogno ci insegna.

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18 giugno 2016

Donne che aspettano i loro marinai


Donne che aspettano
i loro marinai,
donne che amano
e non li han visti mai.
Me ne sto con le mani in tasca
a guardare il mare
e tu come stai?
Da quale parte il vento ti accarezza,
piano, senza fretta,
sfiorando i tuoi capelli e la tua attesa,
la tua chiave appesa a una collana
e la sottana leggera?
Forse c'era un'onda o forse non c'era
e anche quell'isola era solo una chimera
ma adesso che il sole è sangue sulla sera
trascino la chiglia fino alla sponda
e non so se verrò subito da te
o se qualche stella polare
mi comanderà di puntare altrove
ma l'importante è avere nelle vene
il coraggio del viaggio,
l'amore per l'azzurro e per la tempesta
e questa voglia di arrivare
là dove l'ultima acqua si fonde sulla sabbia,
dove scioglierò la mia rabbia
posando la testa sul tuo seno,
dove ti solleverò,
proprio come il ponente coi tui capelli,
e voleremo via, come fanno gli uccelli
nelle stagioni più belle,
quelle che ancora non hai visto mai,
quelle in cui sbarcano solo certi marinai.

09 giugno 2016

Dioniso e calabroni


Oggi Dioniso salterellava qua e là
e si sa,
non c'è ragione che tenga:
Apollo il bello
è solo un uccello con troppe piume sulla coda
e la tua moda una pallida ombra
sul lato nudo della pelle
così, ho rotto tutte quelle anfore
e ne è straripato sangue amarissimo
pessimo per odore e digestione;
come un toro dentro un calice rosso,
ho una rabbia nera addosso
e un fosso nell'anima di cui non scorgo il fondo
perciò tieniti il tuo mondo
di talenti pettinati e dorati lustrini:
io danzo tra i confini,
in equilibrio su fili spinati,
senza parlarti né guardarti,
lontano dal tuo cervello
e dalle tue acute considerazioni,
solo con le mie brame
ed il mio sciame di calabroni.

08 giugno 2016

La speranza e la fame


Come un cieco
dietro a un vetro trasparente,
senza potere sfiorare niente,
senza respirare,
mentre il mare batte sul frangente
ed il mondo stanco di girare
si riflette in uno specchio astrale.
Dono il mio istinto di dondolare
a un vecchio cavallo di legno
e il mio segno zodiacale
a qualche innamorato nato per sbaglio
in un disegno appena abbozzato
da una ragazza dai lunghi capelli:
io non sono come tutti quelli
che si incarnano in una situazione,
io non ho nome e non ho pane,
sono la speranza, sono la fame,
sono le squame di un pesce
che nuota nel profondo,
senza sapere
se sia oceano o acquario,
se sia bonaccia o tsunami,
se sia amore
o solo voglia che tu mi ami.