StePius - poesie e interpretazioni a soggetto

Questi testi sono scritti da me. Sono libere interpretazioni, scritture filosofiche, narrazioni e poesie. Piccole pillole di vita a volte inutili, come la vita stessa, a volte belle, come il sogno ci insegna.

=> Il mio libro per bambini: Filastrocche al cellulare <=

29 novembre 2005

Senza gravità

Amore impossibile,
lontanissimo,
nemmeno intuibile per la contingenza.
Stasera sposto la mia residenza sulla luna,
dove la cruna dell'ago brilla,
dov'è possibile ogni pertugio,
dal rifugio del tuo umore
alla macina temporale che gli universi fa girare.
Stasera resto a guardare
una luce riflessa,
stanco del sole,
di una scommessa persa.
Stasera coltivo una rosa,
una meteora esplosa nel mare della tranquillità.
E va qualche frammento di cuore,
senza rumore,
senza gravità.

28 novembre 2005

Aperitivi

Aperitivi:
riti collettivi,
negroni e sciamani.
Io, per me, amo le bottiglie scure
dove l'amarezza si scioglie in amarone,
dove il tuo nome si confonde tra onde rosse
e acini divini,
dove i confini si turbano,
s'inarcano come cavalli imbizzarriti,
dove ateo di ritorno
rivivo miti prima della creazione.
Ovunque io porti la mia zattera
nessun proiettile mi schiva
ma non mi vedrai mai affondare lento
dentro un martini con l'oliva.

26 novembre 2005

Neve al risveglio

Nulla come la neve al risveglio.
Meravigliosa.
La neve non dà l’idea di freddo: la neve è caldo, è tepore.
Vorrei raccoglierne un po’ in un vasetto di vetro e portatela in regalo.
Ma si scioglierebbe.
E’ così facile sciogliersi: lo sa il pupazzo che perde il naso di carota, lo sanno persino i nodi dei marinai.
Forse è solo sentimento da gnomi senza barba, forse la realtà è molto meno poetica: Dio lassù sta sbrinando il freezer.
Non riesco nemmeno a tenere le mani giunte. Chissà dove sono i miei guanti rossi, chissà dove sarai tu…

24 novembre 2005

Dolce di profilo

Dolce di profilo,
con quel mutismo un po' straniero,
appassionata di musica e di cielo,
passata ormai nel giro di un respiro.
Avrei fatto meglio a dormire come un ghiro,
sognando altre che non eri tu.
Avrei fatto meglio a cantare l'eterno
invece che l'istante ritagliato tra la nebbia e l'inverno
su un teleschermo di finestre nere,
patendo sogni brevi di cui nessuno può godere.

17 novembre 2005

Finte verità

Ma la verità è finta?
Ma la verità tramonta?
Ma la verità è solo una bugia
che non è ancora pronta?
Forse non è così
Forse è soltanto che sono ferito
Forse è solo che ho capito
quante volte mi hai tradito.

14 novembre 2005

Da millenni

Io esisto da millenni:
sono l’uomo che guarda le stelle
dipinto in una grotta camuna,
sono il figlio ribelle che stronca Cesare a Marzo,
sono il pasto negato agli appestati di Marsiglia,
sono il passo solenne del Quarto Stato di Volpedo:
sono il corredo di mille esistenze
ma nessuna è la mia.
Cosa vuoi che sia il tempo?
Sono un bambino africano,
guardami,
sto nascendo come un aborto,
ma guardami ora
che fra un giorno sono morto.

13 novembre 2005

Solo spazio

Non credo nel tempo
e nemmeno nell'istante
solo nello spazio
nelle sue distanze
che si dilatano
come bimbi in un grembo
che ci insegnano
che si sbaglia crescendo
perché dell'errore noi siamo gli eredi
mano a mano che la testa si allontana dai piedi

11 novembre 2005

Orologi e orologiai

Cambiano i tempi e gli orari
ma i vizi, quelli mai
Sarà il cielo scuro
Sarà che vai o non vai
ma mi ritroverai un giorno
seduto su un muro
mai maturo né sazio
Ti chiederò un bacio
e me lo concederai
Perché sai
Cambiano orologi e orologiai
ma i sogni, quelli mai

Cenacolo

Quel pezzo di pane porto da Cristo
non l’ho mai visto:
preferisco i graffiti sotterranei
o gli oscuri presagi cutanei sul palmo d’una mano.
Forse sono un dannato,
forse solo uno strano condensato d’alternativa e tradizione:
uno zafferano rosso,
un ossopieno,
un candito sine panettone.
Non c’è arte né sondaggio per la mia opinione:
credo che tradire sia uguale, da Gerusalemme a Milano,
penso che non ci sia una ragione,
che la vita scivoli via sulle rotaie di un tram arancione:
ogni tanto qualcuno ne traccia un affresco
ma a guardare quel muro
proprio non riesco.

08 novembre 2005

La mia spina

Ogni mattina apro gli occhi, nel letto,
e subito una spina,
cammina cammina,
mi sale nel petto.
Pompa il cuore, ritmo irregolare,
a lei piace la musica,
le piace ballare:
si muove come una gatto
mentre disfa un gomitolo
e ogni vicolo si contorce,
le torce si infiammano,
giudici parrucconi condannano l'umanità;
ma è vanità d'intenti:
certi sentimenti
sono pura energia.

Questa è la mia spina:
frammento di rovo africano
o dente di tigre di Siberia,
miseria della mia ricchezza,
mi fa male e mi accarezza,
mi spezza e ricompone.

E' difficile stare tra anonime persone
con una spina nel corpo
che ha un volto ed un nome.

04 novembre 2005

Portatela via

Dai
è per te
che non la prenderai
che tra un attimo
verrai inghiottita
dalla tua casa bocca di tigre
dalle pigre membra del sogno
Dai
è per te
so che non ne hai bisogno
però portatela via
cosa vuoi che sia
un dolore
una poesia

02 novembre 2005

Stepius dixit

Esistono due tipi di illusioni:
quelle che iniziano e quelle che finiscono.

Bolla di sapone

Io non sono un uomo. Sono una bolla di sapone. Se cerchi di guardare dentro di me, non troverai niente: solo un riflesso distorto del mondo.

Sono una bolla di sapone. Non so dove sto andando. Mi porta il vento: sono una bolla di sapone, sempre in procinto di svanire.

Se tenti di toccarmi mi perderai per sempre, e se ti avvicini solo per soffiarmi lontano, mi vedrai scoppiare ai tuoi piedi.

I miei colori fanno la mia trasparenza e la mia trasparenza la mia fragilità.

Ora tu conoscerai altri uomini, li conquisterai, li perderai. O forse sarà sempre lo stesso uomo, a cui cambierai la faccia e il nome.

Ma io non sono un uomo. Sono una bolla di sapone.

Bruciano i coriandoli

Bruciano i coriandoli. Non fanno neanche in tempo a posarsi a terra che bruciano. Stelle cadenti del divertimento.

I miei amici si tolgono la maschera, hanno la faccia di legno grigio e le labbra d’un violaceo scolorito. Non parlano. Sono senza pupille. Immobili.

Vado sotto l’albero dove hanno impiccato Pinocchio. Peli di gatto e di volpe. Barba di Giuda. Raccolgo una trombetta peeeeeeee peeeeeeeee peeeeeeeeeee. Beffa e rumore della notte. Un ubriaco sdraiato in una molotov annacquata. Ci fosse la luna capirei di più.

Ritorno a casa. Parte lo stereo. Fado portoghese. Tra un brano e l’altro, pausa di tre secondi. Un barbaresco dice “Scolami”. Riparte la musica. Tiro fuori di tasca gli ultimi coriandoli. Ma è solo cenere, cenere, cenere.